La «Runet russa» ed il futuro del Web

Vladimir Putin in visita al villaggio dell'Universiade invernale a Krasnojarsk (www.kremlin.ru)

"Le abitazioni sono collegate per mezzo di telegrafi magnetici che consentono alle persone di comunicare a distanza".

Così aveva previsto nel lontano 1837 Vladimir Fëdorovič Odoevskij, autore del romanzo "Anno 4338" – appartenente a quel filone letterario tecno-scientifico che sarebbe stato padroneggiato nel secolo successivo da un altro russo (di nascita): Isaac Asimov.
Non c'è da sorprendersi sull'avveramento precocissimo della "profezia" di Odoevskij, ben prima del quinto millennio: la relativa lentezza tecnologica che caratterizzava l'Impero zarista della metà del 19esimo secolo non avrebbe fatto presagire nemmeno al più ottimista dei fanta-scienziati il boom della tecnica avutosi nell'età contemporanea.

Meno di due secoli dopo, la fantascienza si è tramutata in realtà.
Certo, la struttura di Internet si è sviluppata principalmente ad ovest dell'Atlantico (i suoi progenitori – ARPANET e NSFNET – afferivano rispettivamente al Dipartimento della Difesa ed alla National Science Foundation statunitensi). Tuttavia, dopo l'implosione dell'Unione Sovietica e l'inizio del nuovo corso nel "secondo mondo", i russi hanno subito preso ad essere non solo utenti vivaci, ma soprattutto fondamentali "ingegneri" della Rete globale.

Basti menzionare le statistiche, secondo cui quello russo costituisce il principale mercato europeo di Internet per numero di utenti (circa 90 milioni). Inoltre, la Russia è al secondo posto (dietro solo alla Cina) per numero di medaglie d'oro conquistate alle Olimpiadi dell'informatica – a confermare come quella europea orientale sia sovente una scuola di eccellenza nel campo tecnico-scientifico. ​Eccellenza che è curiosamente confermata anche dai dati di CrowdStrike, società di cyber-security a stelle e striscie: i russi sarebbero per distacco i più abili hackers del pianeta, con un tempo medio di 18 minuti per penetrare nel network nemico (i nord-coreani, secondi classificati, impiegano poco più di 2 ore).
Quartier generale della compagnia telefonica "AIST" a Togliatti, nell'Oblast' di Samara

L'infrastruttura di Internet nella Federazione è logicamente analoga a quella del resto del mondo, ed è quindi basata anche sulla presenza di ISP (Internet Service Providers) – che offrono agli utenti l'accesso al Web – e del DNS (Domain Name System) – che "traduce" gli indirizzi IP numerici in nomi (ad esempio, "google.com"), connettendoli ai relativi servers: l'accoppiamento biunivoco tra nomi e numeri è poi conservato in un imponente registro virtuale.

È proprio nell'ambito dell'assegnazione e della gestione dei nomi di dominio – quello che in gergo è chiamato "internet naming" – che entra in gioco il ruolo fondamentale dell'ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers). L'organizzazione – oggi formalmente indipendente – dal 2016 ha sottratto la funzione IANA (Internet Assigned Numbers Authority) al Dipartimento del Commercio statunitense, mettendo quindi fine ad un controllo governativo quasi ventennale. Le implicazioni di tale passaggio sono assai rilevanti: se prima a Washington D.C. avevano teoricamente l'ultima parola sulla funzione IANA – e quindi sul sistema di attribuzione dei nomi in Internet –, dal 2016 ciò non è più vero.

Per alcuni, tale mossa "privatizzatrice" costituisce una concessione statunitense alle pressioni di molti Stati – Russia e Cina in testa – che spingono per affidare la gestione degli indirizzi IP ad un organo politico internazionale (come l'ONU).

È proprio la questione del DNS uno dei punti salienti del nuovo approccio normativo russo ad Internet, improntato ad una sorta di "autarchia virtuale", funzionale a rafforzare la sicurezza nazionale: Mosca intende dare vita ad una propria copia del DNS – autonomo dall'ICANN –, che è un'idea a sua volta collegata al più ampio progetto per mettere al sicuro gli operatori cibernetici russi da eventuali attacchi esterni. Così, nel caso l'ICANN decidesse di mettere fuori uso un sito con dominio ".ru", il sistema-copia russo riuscirebbe a mantenere il sito web attivo nei confini della Federazione. 

Dimostranti sfilano per le vie di Mosca in occasione della manifestazione per la libertà di Internet

La bozza normativa originale è stata convertita nella legge federale n. 242-FZ, che dal 2016 costringe gli "operatori di dati" a memorizzare i dati personali dei cittadini russi solo all'interno della Federazione Russa, pena restrizioni all'accesso od addirittura il blocco da parte delle autorità locali – nel caso specifico, la Roskomnadzor. Va peraltro notato come la definizione di "operatori di dati" sia potenzialmente amplissima, dato che è riferita a tutte quelle entità – anche e soprattutto estere – che forniscono servizi aventi a che fare con cittadini russi.

Le prime sanzioni sono già state comminate, non solo contro i giganti statunitensi: LinkedIn è stato bloccato ed anche il russo Telegram (fondato dal pietroburghese-torinese Pavel Durov, già padre di VKontakte – il principale social in Russia) è stato preso di mira. Anche Facebook, WhatsApp, Instagram e Twitter rischiano, come minimo, salate multe pecuniarie per non aver rispettato la legge russa. Peraltro, le recenti dichiarazioni del CEO di Facebook, Mark Zuckerberg – che ha ribadito di non essere disposto a comunicare "dati sensibili" a quei Governi che non garantiscono la privacy ed il rispetto dei diritti umani – paiono destinate a gettare altra benzina sul fuoco.

Se è un dato di fatto che i divieti siano (piuttosto agevolmente) aggirabili tramite VPN e proxies, è altresì vero che le autorità russe cerchino di censurare – seppure con scarso successo – anche sotto quest'ultimo aspetto.

Il Quartier generale dell'ICANN a Los Angeles (Coolcaesar)

In questo solco si inserisce l'esperimento annunciato da Mosca per i primi di aprile, consistente in una "disconnessione" temporanea dall'Internet globale – che non comporterà inaccessibilità, piuttosto rallentamenti. Ciò al fine di verificare affidabilità e sicurezza dell'Internet russo: la Runet. Un progetto, il suddetto, che non ha mancato di suscitare perplessità anche in patria, dato l'ingente costo che l'esperimento significherà per le casse pubbliche (quantificato in 20 miliardi di rubli, ovverosia circa 270 milioni di euro).

All'inizio di febbraio, la Duma di Stato ha approvato in prima lettura il progetto di legge Klishas-Bokova, che punta a rafforzare la sicurezza strategica mediante la creazione di un'infrastruttura autonoma, in grado di reggere in caso d'impossibilità da parte dei providers russi di connettersi ai servers DNS localizzati all'estero (quelli principali, i root DNS, sono 13 in giro per il mondo). Peraltro, il legislatore russo non ha mancato di puntare il dito contro la strategia rivale statunitense, definita come "aggressiva" ed accusata di stigmatizzare il Cremlino per una molteplicità di attacchi informatici contro istituzioni ed imprese statunitensi.

Se da una parte il Presidente Putin sostiene vivacemente il tentativo di disconnessione – rassicurando sul fatto che "la Russia non ha intenzione di disconnettersi dall'Internet globale", ma al contempo affermando che "tutto può succedere" –, dall'altra in molti temono una regressione alla cinese: un Internet "sovrano", infatti, è certamente meglio controllabile, e quindi censurabile (Pechino docet).

In realtà, il dibattito sembra essere, più in generale, quello tra i fautori di una Rete "sovranazionale" (gli "architetti di Internet" sono oggi formalmente autonomi dai Governi), da una parte; e quelli di una Rete "internazionale" – con una partecipazione governativa più incisiva, per meglio rispondere alle esigenze di controllo e sicurezza nazionale –, dall'altra.

Per capire chi prevarrà, l'esperimento della Runet sarà quindi un fondamentale banco di prova.

Addio alle armi o arrivederci? Le alterne sorti de...
Ucraina 2019 - Tutti contro tutti

Related Posts

 

Comments (0)

There are no comments posted here yet

Leave your comments

  1. Posting comment as a guest. Sign up or login to your account.
Attachments (0 / 3)
Share Your Location

Iscriviti alla nostra Newsletter

Tag Cloud

tossicodipendenza G8 elezioni presidenziali geopolitica Federazione Russa Diplomazia internet Brest-Litovsk nazionalismo UE anti-liberalismo Trump Germania ortodossia eroina Stalin Vladimir Žirinovskij Jabloko Unione Europea Grigorij Javlinskij Sorge FSB Turkmenistan RussiaToday Assad Georgia Gibilterra Lavrov Usa Partito del Progresso Olocausto Astana Corea del Sud boicottaggio Anatolij Sobčak Costituzione Russa Moldavia Cecenia Economia estrema destra FIFA Rosneft Russia Unita rivoluzione di velluto Romanov Battaglie storiche sondaggi elettorali Kiev minoranza Occidente Eco Internazionale Franco Kerč’ elezioni Krasnodar gas Vladimir Putin Ksenija Sobčak Diritti umani spese militari Turchia Saakashvili età dei torbidi Panslavismo Oriente Regime Change Nikita Chruščëv Venezuela Gennadij Zjuganov SGC K-19 Calcio Russiagate Balcani troll proteste in Russia Cripto Valley Mare del Nord Midterm nucleare Macron Business Russia Nigeria Minchenko Group Consulting Maxim Surajkin opposizione politica scenari politici antiterrorismo Idlib DNS zar Cernenko Theresa May Nato energia Europa PCFR opinione pubblica religione Akinfeev Vostok18 spie Finlandia estremismo Kazakistan 1941 ISP Disarmo Russia Mediterraneo candidati gasdotto Guerra fredda nord stream Egitto Pavel Grudinin Giovani San Pietroburgo OPK Uzbekistan Smolensk Asia Centrale Nagorno-Karabakh spesa militare Caspio Crimea nazismo Kirghizistan Soft power Salman elezioni presidenzali via della seta Poltava Sondaggi politica estera Cina Riforme Kuznetsov HIV terrorismo stalinismo Chiesa ortodossa rete Vedemosti Tajikistan Gorbačëv Azerbaijan LDPR reportage dazi americani Gazprom propaganda Grande Gioco URSS SergeJ Skripal Cremlino Libia Afghanistan Kortezh Cronache di viaggio Israele WCIOM Dmitrij Medvedev Partito Comunista Pensioni russofobia opposizioni Arabia Saudita Merkel bitcoin Prigožin Gas naturale Mondiali 2018 Medio Oriente PCUS Transnistria Proteste export armi TAP ISIS Azerbaigian G7 Armenia Pietro il Grande El'cin Krymskij most Lettonia Casa Bianca Michele I Sanzioni Putin influenza Cherchesov Iran Italia Trident Juncture 2018 WC2018 Mosca Pashinyan Difesa Armi Demografia ingerenze russe SCO Sobčak Svezia migranti Donbass Austria Helsinki Eltsin criptovalute governo russo Società PIL Storia Runet politiche energetiche Sergej Baburin TANAP INF Peredača Caucaso trattato di pace Boris Titov monarchia liberalismo Levada soft power Mar Baltico Reagan Stati Uniti imperialismo inchiesta Asia caso Skripal Sputnik Naval'nyj Vladimir Putini comunismo Paesi Baltici Protocollo di Minsk Patriarca Kirill Aleksej Naval'nyj Arkadij Babcenko Sicurezza Unione sovietica Mondiali Skripal Siria Spagna Chiesa Ortodossa Russa Unione Zurabishvili green energy Ucraina Bielorussia corruzione rivoluzioni colorate