Maxim Surajkin, custode dello stalinismo

Maxim Surajkin, custode dello stalinismo

A lungo la sinistra russa è stata ben poco frammentata: a parte la divisione basilare tra il Partito Comunista della Federazione Russa (PCFR) e Russia Giusta (di orientamento socialista), a parte alcune piccole formazioni incapaci di superare percentuali da prefisso telefonico, l'unità ha sempre tenuto. Negli ultimi anni qualcosa sta cambiando e l'espressione di questo nuovo corso è la presenza di due candidati comunisti alle prossime presidenziali. Di Grudinin abbiamo già parlato. Adesso è il turno di Maxim Surajkin.

Nato nel 1978, egli è sensibilmente più giovane del suo avversario a sinistra. Entra nell'arena politica da giovanissimo, già nel 1993, quando prende le difese del Soviet Supremo nel lacerante conflitto di poteri tra il Presidente El'cin e il parlamento ereditato dall'Urss. Nel 1996 prende la tessera del Partito Comunista e diventa uno degli iniziatori della rinascita dell'organizzazione giovanile del partito, il Komsomol. Nel 2000 si laurea in ingegneria ferroviaria a Mosca, ma il lavoro lo porta in un altro settore: fonda una ditta di riparazione di materiale informatico e nel frattempo comincia a fare carriera accademica. L'eclettico Surajkin ottiene un dottorato in Storia e poi la docenza nel Dipartimento di Management della sua vecchia università.

Intanto continua anche la sua scalata all'interno del partito. Dopo aver ricoperto incarichi organizzativi locali a Mosca, nel 2002 diventa Primo Segretario del Comitato Centrale dell'organizzazione giovanile del partito, che nel frattempo ha cambiato nome in Unione dei Giovani Comunisti. Tuttavia la discordia ha ben presto la meglio. Già dal 2004 la giovanile è colpita dalle scissioni e ritorna alla vecchia denominazione. Nel 2009 Surajkin partecipa alla nascita di Comunisti di Russia, una semplice associazione che però l'anno successivo si trasforma in un partito, sancendo di fatto la frattura con il PCFR. Assume così la leadership del nuovo partito, senza ottenere però enormi fortune: nel 2013 prova a candidarsi come sindaco di Mosca, ma non fa in tempo a presentare i documenti necessari. L'anno dopo entra in corsa per diventare governatore della regione di Nižnij Novgorod. Finisce quarto con il 2,15%. In effetti sembra ammontare a tanto il bacino elettorale di Comunisti di Russia, che alle elezioni legislative del 2016 ha raccolto il 2,23% non eleggendo alcun candidato.

Ma quali sono le ragioni dell'inimicizia tra Surajkin e il PCFR? Fondamentalmente, il partito di Zjuganov è accusato di revisionismo. Comunisti di Russia ha una concezione molto più ortodossa del socialismo, legata a doppio filo con il passato sovietico che si vorrebbe riproporre in maniera pedissequa, discostandosi dagli sperimentalismi che il PCFR sta mettendo in atto per adeguare la tradizione comunista russa ai tempi attuali. Surajkin ha aspramente criticato la candidatura di Grudinin, ricco imprenditore con un passato non lontano nel partito dell'establishment Russia Unita. Non importa che il candidato del PCFR di fatto gestisca la sua azienda agricola come una cooperativa sovietica, ciò che conta è l'affidabilità di un uomo che guadagna centinaia di milioni di rubli ogni anno e che si è avvicinato politicamente ai comunisti solo dopo essere stato disarcionato dal suo vecchio partito. Tuttavia Surajkin non è tenero nemmeno verso Sergei Udal'sov, leader della formazione extra-parlamentare Fronte di Sinistra che appoggerà Grudinin: egli insinua che la base dell'organizzazione sia scontenta della decisione (nonostante l'appoggio a Grudinin sia pervenuto tramite delle primarie), con il chiaro obiettivo di attrarre i voti dei "duri e puri" più sensibili al richiamo del passato sovietico.

Suraykin ha aspramente criticato la candidatura di Grudinin, ricco imprenditore con un passato non lontano nel partito dell'establishment Russia Unita.

In effetti il programma riflette bene la dicotomia tra Surajkin e i "revisionisti". Già nell'incipit si garantisce che l'operato del governo non sarà stentatamente di centro-sinistra, ma fieramente stalinista. Il linguaggio è fortemente evocativo e ricco di simbolismo: Surajkin promette che da presidente giurerà sulla tomba di Lenin e "manderà in pensione il governo borghese" dell'attuale Primo Ministro Medvedev. Ecco poi quali sarebbero i passi successivi:

  • Verifiche a tappeto sulla corruzione dal 1991 ad oggi e sulla soddisfazione dei cittadini nei confronti delle forze dell'ordine. Creazione di comitati popolari per la denuncia delle corruttele. Introduzione della pena di morte per traffico di droga, alto tradimento e altri reati gravi.
  • Preparazione di una nuova Costituzione basata su quella stalinista del 1936 e su quella brežneviana del 1977. Nel periodo di transizione sarà necessario effettuare delle misure d'emergenza per assicurare la buona riuscita del processo rivoluzionario: sciogliere la Duma, vietare l'espatrio, limitare la circolazione di valuta estera, inasprire la censura mediatica, sospendere l'attività delle banche commerciali e azzerare il tasso d'interesse dei prestiti.
  • Nazionalizzazione delle imprese statali cedute agli oligarchi dopo il collasso dell'Urss. Orientamento della produzione petrolifera al mercato interno piuttosto che alle esportazioni, monopolio statale su svariati settori (alcolici, trasporto aereo), divieto dell'uso di OGM in agricoltura, tariffe fisse per il trasporto pubblico.
  • La trasformazione economica socialista della Russia dovrà avere i seguenti obiettivi: ritorno del sistema economico nelle mani dello Stato, rapporto più alto tra lo stipendio minimo e quello massimo in ogni impresa pari a 1:10, prezzi calmierati, salario minimo di 70.000 rubli (più alto dell'attuale salario medio, che ammonta a circa 50.000) e pensioni minime a 40.000, un massiccio piano di edilizia sociale, politiche sociali fortemente improntate ad incentivare la maternità e il benessere dei bambini, impegnare in progetti d'innovazione almeno il 40% degli istituti di ricerca.
  • Riforma della tassazione in senso progressivo, a partire da una nuova imposta rivolta a tutti coloro che detengono redditi superiori a 12 milioni di rubli l'anno.
  • Pur garantendo la libertà religiosa individuale, cancellazione di tutti i benefici per le organizzazioni ecclesiastiche, ritorno delle loro proprietà allo Stato, divieto di insegnamento religioso a scuola.
  • Riunificazione dei vecchi membri dell'Urss in una nuova Unione Eurasiatica, con l'obiettivo di ricreare il Patto di Varsavia.

I sondaggi sono molto sfavorevoli: Surajkin è dato dai più sotto l'1%. Non bisogna tuttavia trascurare che potenzialmente potrebbe riuscire a racimolare anche un paio di punti percentuali. E in una situazione del genere, nella quale Putin è praticamente irraggiungibile e gli altri candidati si giocano le briciole, ogni singolo voto è prezioso per ottenere il titolo (seppur platonico) di opposizione più votata.


Samuel Boscarello


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