22 giugno 1941: ha inizio l'Operazione Barbarossa

22 giugno 1941: ha inizio l'Operazione Barbarossa

Eccoci alla seconda puntata della nostra rubrica Smolensk, a cura di Marco Limburgo. 

Si discute ancora vivacemente sulla reazione di Iosif Stalin quando gli venne comunicato che l'imponente esercito nazista aveva attraversato in armi il confine sovietico. Secondo alcuni storici il leader georgiano fu talmente colpito dalla notizia che cadde in uno stato di profonda depressione che facilitò enormemente l'avanzata irresistibile della Wehrmacht e dei contingenti alleati; secondo fonti diametralmente opposte la notizia non colpì poi tanto la dirigenza sovietica che si aspettava già dagli albori del conflitto un invasione fascista, prevedendo la sua sconfitta (anche a costo di enormi perdite) che avrebbe ulteriormente rafforzato il colosso comunista sbloccando l'impasse internazionale e consentendo un ulteriore espansione internazionale, la costruzione di sfere di influenza in Eurasia e una stretta repressiva sulle popolazioni assoggettate. 

Speculazioni a parte; il fronte orientale rappresenta tutt'ora la più vasta operazione terrestre della storia dei conflitti armati e, indebolendo le già provate risorse dell'Asse, rovesciò le sorti del conflitto portando i sovietici, quattro anni dopo e vittoria dopo vittoria, fino alla spettacolare offensiva finale conclusa trionfalmente con la scenografica conquista del Reichstag (diffusissima la foto del soldato sovietico che issa la bandiera rossa sul tetto devastato dell'edificio). Ma quali furono le motivazioni che convinsero il Fuhrer dell'inevitabilità dell'offensiva? Differenti ragioni politiche e militari. Il concetto della politica estera hitleriana poggiava sul concetto di Lebensbraum ovvero di spazio vitale per il popolo tedesco da conquistare assoggettando le terre ad est fino agli Urali e schiavizzando i subumani slavi, attuando politiche di sterilizzazione coatta e germanizzando le popolazioni autoctone considerate degne. 

Il bolscevismo sovietico, agente dell'ebraismo internazionale, rappresentava per l'ideologia fascista non solo un nemico mortale, ma anche l'unico ostacolo verso la ridefinizione di un nuovo ordine europeo costruito a immagine del "Großgermanisches Reich", il grande impero tedesco esteso dalla Renania agli Urali e culla della futura prosperità economica e demografica tedesca. Le due entità politiche si spiavano, studiavano e detestavano profondamente e nessuno dei due contendenti credeva nella buona fede del patto di non belligeranza firmato nel 1939 in quanto Hitler era ben consapevole della fragilità dell'esercito sovietico (indebolito dall'inaspettata resistenza finlandese e dalle scriteriate purghe al vertice frutto della paranoia staliniana) e arrogantemente sicuro delle capacità della sua macchina bellica temprata in Francia, Scandinavia e Balcani. Il Fuhrer era oltremodo fiducioso nelle proprie capacità militari e si aspettava una passeggiata triongale e non si preparò per una guerra che si sarebbe protratta lungo l'inverno.

Non equipaggiò nemmeno le truppe per tale eventualità, dotandole di abbigliamento adeguato a un clima rigido in quanto sperava in una rapida vittoria contro l'Armata Rossa, che avrebbe incoraggiato la Gran Bretagna ad accettare i termini della pace. La strategia decisa da Hitler, e dai suoi assistenti dell'alto comando tedesco, prevedeva l'impiego di tre gruppi di armate incaricati di conquistare regioni ben definite, obiettivi specifici quali i grandi bacini industriali e le importanti città dell'Unione Sovietica: il gruppo d'armate Nord era incaricato di avanzare verso i paesi baltici con obiettivo finale la cattura di Leningrado (l'attuale San Pietroburgo) con l'appoggio dell'alleato finlandese. Il gruppo armate centro (il più numeroso), marciando attraverso la Bielorussia, si sarebbe dovuto occupare della resistenza più ostica in direzione Mosca al fine di decapitare il Politburo sovietico. Infine, il gruppo d'armate Sud si sarebbe dovuto muovere attraverso l'insofferente Ucraina cercando la cooperazione con gli irredentisti locali e altre popolazioni ostili ai sovietici cercando di sfondare verso l'agognato Caucaso, ricco di petrolio e strategico per gli interessi strategici nazisti

I primi dieci giorni si dimostrarono drammatici per gli invasi: i nazisti penetrarono a fondo nel territorio sovietico; decine di divisioni russe furono accerchiate e annientate e la potenza dell'aviazione nazista (la famigerata Luftwaffe) annichilì metodicamente mezzi corazzati e postazioni difensive. La vittoria dell'Asse sembrava imminente, stupendo persino i gerarchi nazisti, in gran parte contrari all'aggressione (pesava d'altronde lo stillicidio di risorse impiegate per far fronte alla coraggiosa resistenza britannica) ma la situazione si capovolse velocemente. Nell'immaginario popolare fu il grande inverno a assestare il colpo finale al piano d'invasione nazista ma non è da sottovalutare il crollo del morale degli aggressori per via della strenua resistenza sovietica, il disorientamento dei generali nazisti combattuti fra l'obbedienza agli ordini del Fuhrer e le necessità tattiche e il fallito obiettivo degli invasori di conquistare i tre centri nevralgici del colosso sovietico: Mosca, Leningrado e Stalingrado

Quest'ultima città è entrata prepotentemente nell'immaginario comune come esempio di resistenza testarda, eroica e patriottismo e tutt'ora sono decine i libri, film e videogiochi che hanno scelto la città sul Volga come scenografia ideale. La controffensiva comunista fu altrettanto violenta e le postazioni naziste crollarono una dopo l'altra nonostante i tenaci tentativi di resistenza delle stremate armate dell'asse costrette a cedere il passo allo strapotere dell'Armata Rossa (ricostruita equipaggiata anche grazie agli aiuti provenienti dagli Stati Uniti a loro volta impegnati nel settore occidentale dall'Africa alla Francia). La grande guerra patriottica costata più di 20 milioni di morti è ancora festeggiata con un imponente parata ogni 9 maggio, alla presenza di diversi leader mondiali, nella Piazza Rossa ed è la perfetta occasione per la Russia per dimostrare la propria forza e ribadire al mondo la propria resilienza e continuità nonostante gli attriti con le potenze confinanti. Ancora oggi in tutta la Russia, e non solo, è possibile sentire le note del notissimo canto popolare sovietico "Двадцать второго июня, ровно в 4 часа" (Ventidue di giugno, esattamente alle 4 in punto) che ripercuote in tutta la sua crudezza cosa ha rappresentato per il coraggioso popolo sovietico l'invasione fascista e quanto forte fosse la volontà di rivalsa e sanguinosa vendetta:


Il ventidue di Giugno,

Esattamente alle 4 del mattino

Kiev fu bombardata, ci hanno avvisato

Che la guerra era iniziata.

La guerra era iniziata all'alba

Per poter uccidere più persone.

I genitori dormivano, i loro bambini dormivano

Quando iniziarono a bombardare Kiev.

I nemici erano un'enorme valanga,

E non vi erano forze per bloccarli;

Come entrarono nelle terre della nativa Ucraina

Iniziarono a uccidere gente.

Tutto il popolo ucraino sorse

Per la cara madrepatria Ucraina.

Tutti gli uomini andarono in battaglia,

Bruciando la loro casa e lo stabilimento.

Missili e bombe vennero esplose,

Carri armati strepitarono la loro corazza,

I Falconi Rossi volarono nel cielo,

E corsero a Ovest come frecce.

Venne il gelido inverno

I nemici erano vicinissimi a Mosca,

Spararono i cannoni, ed esplosero le bombe

Riducendo i Tedeschi in pezzi.

La battaglia per la capitale era finita

I Tedeschi vennero messi in fuga,

Abbandonarono carri armati, abbandonarono bombe,

Si lasciarono dietro migliaia di soldati.

Ricordatevi, Hans e Fritz

Presto verrà l'ora

Che vi striglieremo la nuca pidocchiosa,

E vi ricorderete di noi.

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